Non so perché, ma prima di arrivare a Dublino mi aspettavo bottiglie di birra ovunque, trifogli, croci celtiche, claddagh ring come se piovessero dal cielo e verde “irlanda” ad ogni passo. Invece, a parte l’effettivo verde irlanda in ogni dove, devo dire che nemmeno ho messo piede in città (letteralmente) che la prima sorpresa, è stata in fase di atterraggio, per l’incredibile charme notturno disegnato dalle luci discrete della città.

E con questa prima presentazione, Dublino si è fatta subito apprezzare da me, che ho un particolare trasporto per la fotografia.

6L’aeroporto è nei pressi della città, il cui centro si raggiunge facilmente con il classico bus-navetta.

Per tutta la durata del week end (lungo), ho alloggiato al Trinity Lodge Hotel, in cui però non mi sono trovata bene: stanza piccola, personale poco socievole e colazione servita nell’edificio di fronte… Va però detto che la zona era perfetta: a due passi dalla vivace e commerciale Grafton Street e di fronte al favoloso Trinity College. Una volta acquistata la Dublin Pass (la card che permette di avere innumerevoli sconti per visitare attrazioni turistiche e non solo) presso il suggestivo Tourist Office, si parte per una full immersion nella Capitale irlandese!

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Quello che questa città stupenda ha da mostrare è impossibile da scrivere. L’atmosfera che si respira qui è davvero insolita, così insolita che ho messo via la guida turistica e l’ho girata facendomi strada solo con la curiosità di conoscerla.

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Il mio primo obiettivo è stato il Trinity College, atavico desiderio che avevo sin dai tempi dell’università: qui hanno studiato menti del calibro di Samuel Beckett e Oscar Wilde.

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Ma il suo prestigio deriva, oltre che dalla sua importanza costruita nei secoli, dalla ben più famosa biblioteca, la Old Library, custode del famoso Book of Kells.

3Raccontare l’esperienza della visita in questa biblioteca è cosa ardua davvero, perchè è di una bellezza ineguagliabile, se di bellezza si può parlare. Per me, che adoro leggere, è stata davvero forte l’emozione di trovarmi nel corridoio lungo e stretto, su cui affaccia un loggione che ospita interminabili librerie scolpite in legno di quercia, dal profumo che pervade l’animo, e che ospitano ben 200.000 libri, alla fine del quale si giunge al famoso Libro di Kells, un manoscritto dell’800 d.C. contenente il testo in latino dei quattro Vangeli, finemente decorato e considerato opera maxima.

Inutile dire che solo questo luogo è valso tutto il viaggio…Ma Dublino è anche altro. Molto altro.

33Ad esempio, è una passeggiata sul lungofiume Liffey, un tempo navigato dalle chiatte che trasportavano le botti di birra, dove puoi passare da una sponda all’altra scegliendo il ponte che ti piace di più, a partire dal romantico Half penny bridge (così chiamato perché il pagamento del pedaggio per attraversarlo era proprio di mezzo penny), passando dal Queen Maeve Bridge (il più antico), o dall’ O’Connell, che porta alla centralissima O’Connell Street e alla famosa Spire, fino al suggestivo e più moderno Samuel Beckett Bridge.

4   5Nell’avanscoperta in questa città, non ho mancato una visita al Castello di Dublino che, va detto, non è particolarmente caro agli irlandesi poiché in origine altro non era che un avamposto degli Inglesi, successivamente ceduto al governo irlandese. E’ però possibile visitarne gli interni con una guida del posto ed entrare in via esclusiva, nella splendida Torre degli Annali.

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E’ inevitabile inoltre imbattersi nelle sue due cattedrali più note: l’antichissima Cattedrale di San Patrizio e la Christ Church, quest’ultima nata per volontà del 1° re vichingo d’Irlanda.

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La Cattedrale di San Patrizio però mi ha lasciato un ricordo più bello, forse solo perché ho avuto la fortuna di scambiare due chiacchiere con un prete incontrato lì, e che gentilmente si è proposto di raccontarmi un po’ della storia della chiesa: qui vi sono oltre 500 tombe, tra cui quella dello scrittore Jonathan Swift, ma la cosa più insolita è certamente la porzione di portale con al centro uno squarcio. L’ insolita guida mi ha raccontato che simboleggia il detto “metterci un braccio” (changing one’s arm) perché attraverso quella fessura, il Conte di Kildare “tese” il suo braccio in segno di pace verso il Conte di Ormond, barricato al di là della porta.

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Lasciati gli aspetti “culturali” della città, passiamo a quelli “ludici”. Dublino e il quartiere di Temple Bar sono imprescindibili dal concetto di vita notturna. Qui vi è la massima concentrazione di pub e ristoranti, dove è possibile provare il prodotto locale per eccellenza, la birra, e magari proprio nell’omonimo Temple Bar.

7Per una cena dai sapori irish, posso consigliare lo Shack Restaurant, proprio in zona: splendida atmosfera, ottima cucina locale e costo abbordabile.

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I veri estimatori non potranno esimersi dal fare una visita alla St. James Brewery, ossia la culla della Guinness: la “casa natia” della nota birra irlandese infatti è visitabile e richiede non meno di 3-4 ore (all’interno ci sono un ristorante, il Gravity bar con vista sulla città ed uno shop).

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Passiamo ora ad un altro luogo “cult”: il Bewley’s di Grafton Street. Il meglio dei cup cakes, del caffè, del te, delle torte e… insomma, il meglio della caffetteria irlandese è al Bewley’s, e se lo diceva James Joyce e Samuel Beckett, c’è da crederci 😉

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Come salutare Dublino? Prima della partenza consiglio una passeggiata nei suoi parchi più famosi, il St. Stephen’s Green e il Merrion Square Park, che non deluderanno le vostre aspettative e lasceranno in voi il desiderio di tornare.

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Valentina De Santis