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Alla scoperta di Rodi e Kastellorizo: un viaggio tra calette segrete, decappottabili e l’isola di “Mediterraneo”
Kastellorizo era il motivo per cui avevamo scelto questo viaggio. Patrizia c’era stata molti anni fa, ne era rimasta innamorata e da tempo aveva voglia di tornarci. L’idea ha coinvolto anche Elenia e la piccola Sara di 6 anni, e così siamo partite in tre, con una destinazione precisa in testa: tornare a Kastellorizo.
Il viaggio, però, ci ha costrette a fare una sosta a Rodi. Il nostro volo arrivava il 14 agosto, mentre la prima nave per Kastellorizo partiva solo il 17. Avevamo quindi tre notti da trascorrere a Rodi, che non erano state previste come vera tappa del viaggio.

Abbiamo deciso di approfittarne. Il 15 abbiamo affittato una 500 ibrida decappottabile, con il tettino rosso, e siamo partite da Rodi città per una giornata che ci ha portato a Seven Springs, poi ad Agathi Beach e infine a Lindos. Il 16, invece, abbiamo semplicemente trascorso la giornata al mare.
Rodi su quattro ruote
Il 15 agosto abbiamo preso la nostra 500 ibrida decappottabile, con il tettino rosso, e siamo partite da Rodi città. Una scelta forse un po’ frivola, ma perfetta per quella giornata: strade aperte, aria calda e il piacere di muoversi senza avere un tetto sopra la testa. Sara era entusiasta, soprattutto della macchina.
La nostra prima tappa è stata Seven Springs (Epta Piges), un piccolo angolo di foresta nell’entroterra, tra platani secolari e pini, dove sette sorgenti naturali si uniscono in un ruscello che scende fino a un laghetto artificiale.
Il contrasto con il resto dell’isola, arido e assolato, è netto: qui l’aria è fresca, l’ombra fitta e il rumore dell’acqua accompagna ogni passo lungo i sentieri.
Il vero motivo per cui vale la pena spingersi fin qui, però, è il tunnel: un cunicolo scavato nella roccia, lungo poco più di 150 metri, che si percorre camminando quasi a piedi nudi nell’acqua, al buio, con le pareti che sfiorano le spalle da entrambi i lati.
Non è un percorso per chi soffre di claustrofobia – una volta dentro, l’unica via è arrivare fino in fondo – ma è proprio questo il bello: un piccolo brivido di avventura in mezzo alla vacanza. Sara stringeva la mano e rideva allo stesso tempo.
Sara, appena uscita dal tunnel, ha detto: «Lo voglio rifare!».
Per il tunnel consigliamo scarpette da acqua o, più semplicemente, sandali che non abbiano paura di bagnarsi.
All’uscita del tunnel si arriva al laghetto dove confluiscono le sorgenti. Poco distante c’è una taverna immersa nel bosco, perfetta per una pausa dopo la camminata.
Da Seven Springs abbiamo proseguito verso Agathi Beach, una spiaggia raccolta, con sabbia dorata e acqua trasparente. Una sosta al mare dopo la camminata nel bosco, prima di rimetterci in macchina verso l’ultima tappa della giornata. Non è una spiaggia attrezzata ma c’e’ un chioschetto con le bibite e uno con la frutta.
Nel tardo pomeriggio siamo arrivate a Lindos, uno dei borghi più fotografati di tutto il Dodecaneso. Case bianche incastonate sulla roccia, viuzze strette che salgono verso l’acropoli e quella sensazione, a ogni angolo, di trovarsi dentro una cartolina.

Arrivare nel tardo pomeriggio si è rivelata una buona scelta: la luce era più morbida e i pullman di turisti iniziavano a diradarsi. Abbiamo potuto passeggiare con un po’ più di calma tra le stradine del paese e abbiamo scelto per la cena uno dei ristoranti con terrazza di Lindos, scelta azzeccatissima perché abbiamo goduto della vista e del venticello di Rodi.
Il giorno successivo, il 16 agosto, abbiamo fatto esattamente il contrario. Nessuna macchina, nessun itinerario: abbiamo scelto la spiaggia più vicina al centro storico di Rodi, Elli beach e ci siamo semplicemente concesse una giornata al mare, godendoci Rodi senza l’obbligo di vedere qualcosa.

Per mangiare ci avevano consigliato La Ronda Restaurant e abbiamo deciso di “testarlo”. Il ristorante non può dirsi certo economico (l’insalata greca l’abbiamo pagata la modica cifra di 23 euro e un prosecco 15 euro!) ma la location, la vista con annesso lo storico trampolino e l’atmosfera ne sono valsi la pena.
Il 17 agosto, finalmente, siamo salite sulla nave per Kastellorizo. Per Patrizia era il ritorno a un’isola amata vent’anni prima; per me e Sara, era tutta da scoprire.
L’imbarco per Kastellorizo
Da Rodi il passo successivo è stato imbarcarci per Kastellorizo, chiamata anche Megisti, la più remota e orientale delle isole del Dodecaneso, a poco più di due chilometri dalla costa della Turchia.
È un’isola piccolissima – meno di 10 km² – ma con un fascino che non è affatto proporzionale alle sue dimensioni.
Il nome Kastellorizo, “castello rosso”, deriva dalla roccia rossastra su cui i Cavalieri di San Giovanni costruirono la loro fortezza sopra il porto, ancora oggi ben visibile arrivando dal mare. È proprio questo scorcio – le case colorate strette intorno al porticciolo, il castello che domina dall’alto – ad aver conquistato Salvatores, che scelse Kastellorizo come set del suo film “Mediterraneo”, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nel 1992.

Ancora oggi l’isola sembra avere un legame particolare con gli italiani che arrivano qui per ritrovare, più che i luoghi esatti del film, le sue atmosfere sospese.
Il porto di Kastellorizo e la Blue Cave
Arrivate sull’isola, la vita si concentra quasi tutta intorno al porto: un pugno di case colorate che si specchiano nell’acqua, qualche taverna e il viavai lento dei pescatori.
Dal porto partono ogni mattina le piccole imbarcazioni che portano alla Blue Cave, la Grotta Azzurra, una delle attrazioni più celebri dell’isola.

L’ingresso è spettacolare: uno stretto varco nella roccia che costringe a chinarsi, quasi a sdraiarsi sul fondo della barca, per riuscire a entrare. Noi siamo arrivate intorno alle 11.30 e il capitano ci ha fatto sdraiare tutte a terra per superare il passaggio.
Poi, una volta dentro, la luce cambia completamente. Quella che da fuori sembra una piccola apertura conduce a una grotta molto più grande di quanto si immagini, con alte pareti di roccia, stalattiti e un’acqua di un azzurro quasi irreale.

La luce del sole, rifratta dall’acqua, crea riflessi blu intensissimi. Sara era incantata davanti a quei colori e strillava tutta emozionata.
È anche possibile fare il bagno proprio lì dentro, in un’acqua freddissima e limpidissima, con la sensazione di nuotare dentro un piccolo gioiello naturale.
Per godere al meglio dei riflessi e avere maggiori possibilità di entrare nella grotta, è consigliabile andarci al mattino. Dopo mezzogiorno le condizioni possono diventare meno favorevoli. Il costo dell’escursione è di circa 15 euro a persona.
Da Kastellorizo un salto in Turchia: shopping selvaggio a Kas
Da Kastellorizo la Turchia è così vicina che sembra quasi un peccato non andarci. Kas, la cittadina turca più prossima, si raggiunge in circa 30 minuti di traghetto ed è una delle escursioni più semplici da organizzare durante il soggiorno sull’isola, il costo è di circa 45 euro.
Per attraversare il confine occorre avere con sé un documento valido per l’espatrio.
Kas si è rivelata una sorpresa piacevole, soprattutto per chi ama curiosare tra negozi e bancarelle. Le stradine del centro sono piene di gioiellerie, negozi di abbigliamento e piccoli esercizi dove si trova un po’ di tutto.

Ne è nato quello che abbiamo subito ribattezzato, con una certa autoironia, “shopping selvaggio”: qualche collana, qualche anello, vestiti e naturalmente qualche acquisto non previsto.
Un consiglio pratico: portare con sé dei contanti. Nei negozi e nelle piccole attività può essere più facile ottenere uno sconto pagando in contanti rispetto a utilizzare la carta.
Saint George: la spiaggia raggiungibile solo in barca
Un’intera giornata l’abbiamo dedicata a Saint George, o Agios Georgios, una piccola insenatura raggiungibile soltanto via mare. Dal porto di Kastellorizo bastano circa cinque minuti di barca.
Qui è possibile prendere un lettino e fermarsi anche per pranzo, una comodità non scontata su un’isola dove le vere spiagge attrezzate sono poche.

L’acqua è meravigliosa, di un turchese quasi irreale, e in un punto forma una sorta di piscina naturale tra le rocce, perfetta per nuotare in tranquillità.
È stata una delle giornate più belle e rilassanti del viaggio: poche cose da fare, mare trasparente e il piacere di rimanere lì senza guardare l’orologio.
Nifti: la spiaggia libera con più vita marina
Diversa, ma altrettanto bella, è Nifti. È una “spiaggia” libera, con lettini e ombrelloni a disposizione di chiunque voglia utilizzarli, senza costi: non è propriamente una spiaggia, ma ci sono piattaforme con scalette per accedere al mare.
Quello che colpisce soprattutto è ciò che succede sott’acqua. La quantità di pesci e di ricci di mare che si possono vedere anche semplicemente con maschera e boccaglio è sorprendente.

Si trova a circa 500 metri dal “centro” e ci si arriva a piedi, subito dopo la spiaggia di Mandraki, una vera spiaggetta questa, molto adatta per esempio per i bambini più piccoli.
L’unica accortezza è organizzarsi in anticipo: a Nifti, come anche a Mandraki, non c’è un punto ristoro; quindi, bisogna portare con sé acqua e qualcosa da mangiare per l’intera giornata.
Nifti ci ha stregato, è la spiaggia che abbiamo scelto per più giorni anche perché ci dava l’indipendenza di scegliere l’orario di rientro rispetto a Saint George dove l’ultimo barchino ti porta indietro alle 17:00 e ci dava un senso di libertà, di tranquillità e di connessione con la natura fantastico, non saremmo mai volute andar via…
Dove mangiare a Kastellorizo
Con un porto così piccolo, anche la scelta di dove cenare diventa parte del rito quotidiano dell’isola. In pochi giorni abbiamo provato diversi ristoranti, ognuno con un carattere diverso.
Una sera abbiamo scelto di cenare da Ta Platania, una delle taverne dell’isola, situata proprio nella piazza dove furono girate alcune delle scene più importanti di Mediterraneo. Sedersi lì ha qualcosa di particolare: non tanto perché ci si aspetti di ritrovare esattamente il film, quanto perché è facile immaginare quanto poco debba essere cambiato quel luogo nel corso degli anni. Tra le specialità della casa ci sono il polpo, cotto alla griglia con quella semplicità che lascia parlare il sapore del pesce, e l’agnello, preparato secondo la tradizione greca.
Un’altra tappa che consigliamo è l’Old Time Story, un ristorante di vera cucina greca. Il proprietario è anche il cuoco: un signore di una certa età che si alza alle cinque del mattino per preparare i piatti della giornata. La specialità della casa è la zuppa di pesce senza spine, ma anche la moussaka che abbiamo assaggiato era ottima.
Da Alexandra’s abbiamo mangiato pesce freschissimo, e la scelta è caduta su una ricciola gigante, deliziosa. Bene anche da Billy, dove il pesce del giorno non delude mai.
L’ultima sera, invece, abbiamo scelto Little Paris, un ristorante che si trova nella parte opposta del porto rispetto a tutti gli altri, vicino all’hotel Poseidon, e che offre un buon rapporto qualità-prezzo.
Un dettaglio che accomuna tutti questi ristoranti, e che resta impresso più di qualsiasi piatto: dai tavoli affacciati sul porto è possibile vedere le tartarughe marine giganti che nuotano tranquille tra le barche, facendoci compagnia durante la cena.
Un drink, una vista speciale e un ultimo bagno
Il tardo pomeriggio e la sera i nostri locali preferiti per un drink sono stati due. Il primo è Kovos, che ha una vista fantastica sul porto: la sua copertura di paglia regala un’atmosfera quasi esotica, molto diversa dal resto dell’isola.
Ci siamo alzate a malincuore dal tavolo perché colpite e affascinate dalla vista e dall’atmosfera.
Il secondo è Faros Bar, l’ultimo locale sul lato destro della cittadina guardando il mare, sotto il faro. Anche qui la vista è favolosa, ed è possibile affittare lettini davvero comodi, a circa 15 euro.
Sia a Faros che a Kovos ci sono scalette che scendono direttamente in mare, ci si può trascorrere la giornata o ci si può concedere un ultimo bagno prima di rientrare come abbiamo fatto noi: un’ottima idea, soprattutto se si è stati a Saint George e si è tornati verso le cinque del pomeriggio 😉.
Palaiokastro: un tramonto da non perdere
Una sera abbiamo preso un taxi per raggiungere Palaiokastro, dall’altra parte dell’isola. E’ situato nella parte occidentale di Kastelorizo edè il monumento più antico e importante dell’isola. Si tratta di un’antica cittadella, costruita sul sito di un’acropoli dorica del III secolo a.C. Sorge sulla seconda vetta più alta dell’isola (252 m) e fu utilizzata fino al periodo dell’occupazione italiana. Il castello ospita diverse strutture, tra cui case, chiese e cisterne
Siamo andate poiché ci hanno detto che ci sarebbe stata una festa una festa. Siamo arrivate in tempo per assistere a una messa, celebrata all’aperto, a cui è seguito un rinfresco con dolcetti tipici del posto.

Ma è il tramonto il vero motivo per spingersi fin qui. Da questo lato dell’isola, il sole scende in un punto che dalle spiagge di Kastellorizo semplicemente non si vede: bisogna salire fin qui per assistere a quello spettacolo.

Alla fine della vacanza, ripensando ai giorni trascorsi, Sara ci ha detto che una delle cose che l’ha colpita di più dell’isola è stato proprio il tramonto visto da Palaiokastro.
Un’isola fuori dal tempo
Quello che ci resta, tornando da Kastellorizo, è soprattutto la sensazione di aver incontrato un luogo che vive secondo ritmi propri.
Non è un’isola dove si va per accumulare visite e fotografie. Le dimensioni ridotte invitano piuttosto a rallentare: passeggiare la sera sul lungomare, fermarsi a parlare in una taverna, guardare le barche rientrare in porto.

Forse è proprio questo il suo fascino. Dopo la vivacità di Rodi, le strade percorse in decappottabile, le spiagge e il movimento di Kas, Kastellorizo ci è sembrata quasi un’altra dimensione.
E alla fine, proprio perché non era Rodi la destinazione che avevamo cercato, siamo contente di esserci arrivate passando da lì. Quelle due giornate di attesa sono diventate parte del viaggio, e Rodi ci ha regalato un inizio che non avevamo programmato.
Qualche informazione pratica
- Seven Springs si trova nell’entroterra di Rodi, a circa mezz’ora d’auto da Lindos e altrettanto da Rodi città. È facile inserirla in un itinerario insieme ad Agathi Beach e Lindos. L’accesso all’area e al tunnel è gratuito.
- Da Rodi a Kastellorizo si arriva in traghetto o aliscafo. È importante controllare gli orari con anticipo, perché le corse possono essere limitate e variare a seconda del periodo.
- Kastellorizo è piccola e il centro si gira facilmente a piedi. Non abbiamo avuto bisogno di affittare un mezzo.
- Blue Cave: le escursioni partono al mattino dal porto. Il momento della giornata è importante per le condizioni di accesso e per la luce all’interno della grotta. Il tragitto in barca dura circa un quarto d’ora e il costo è di circa 15 euro a persona.
- Kas: da Kastellorizo si raggiunge in circa 30 minuti di traghetto. Per l’ingresso in Turchia occorre un documento valido per l’espatrio. Per gli acquisti, può essere utile avere contanti.
- Saint George: si raggiunge solo in barca, in circa cinque minuti dal porto. Ci sono lettini e possibilità di mangiare.
- Nifti e Mandraki: sono spiagge libere e non dispongono di punti ristoro, quindi bisogna portare acqua e cibo.
- Pernottamenti: conviene prenotare con anticipo, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza, perché sull’isola le strutture sono poche.
- Per il bagno: meglio avere con sé scarpette da scoglio, perché molti accessi al mare sono rocciosi.
Un viaggio nato da un ricordo e diventato un’esperienza condivisa: due giornate inattese a Rodi, la traversata verso Kastellorizo, il mare, le calette raggiungibili solo in barca e i luoghi di Mediterraneo. Con la sensazione, alla fine, di aver ritrovato un’isola che per Patrizia era già nel cuore e che per me e Sara lo è diventata un po’ alla volta.

Siamo atterrate a Roma già con la nostalgia di Kastellorizo e gli occhi ‘pieni di mare’, di un mare spettacolare e con la voglia di tornarci 🙂 Finalmente abbiamo capito perché la maggior parte delle persone che abbiamo conosciuto a Kastellorizo tornano lì da 3, 5 , 7 e anche vent’anni!
Elenia e Patrizia


































