foto (9)Se Valentino, prima di diventare Santo, avesse minimamente immaginato di trasformarsi nel testimonial (a sua insaputa) dei cuori di peluche con la scritta “cucciolotta I love you” e dei cioccolatini con le frasi di Federico “scusa se ti chiamo amore” Moccia, probabilmente oggi lo ricorderemmo come il piu’ grande stragista del 270 d.C.  e del Santo degli innamorati non ci sarebbe traccia.

Ma chi glielo doveva dire che secoli dopo si sarebbe beccato le ingiurie dei single, i servizi de “La Vita in Diretta” , i pacchetti week-end di Groupon, le pomiciate dei fidanzati e le compilation diabetiche con le canzoni piu’ smielate di tutti i tempi…che diciamocelo, prese singolarmente potrebbero anche avere un loro perché, ma messe in fila per #unoratrentottominutiecinquantaduesecondi sono un attentato all’equilibrio psichico di chiunque provi ad andare oltre la traccia 6.

Valentino non lo sapeva cosa sarebbe diventato l’amore. Forse non sapeva neanche cos’era o quantomeno non sentiva il bisogno di incartarlo in una definizione al cioccolato, riassumendolo in una frase del cazzo firmata da “Anonimo”.

Valentino ha vissuto di istinto e di passione, ha rifiutato le convenzioni, e ha pagato con la vita la voglia di coinvolgere i miscredenti con l’entusiasmo di un sentimento autentico, con l’unica presunzione di viverlo.

Oggi di quella passione intensa e autentica resta solo il rosso dei cuori appesi ovunque…e la voglia di giocarci a freccette.

E io mi chiedo se l’ha vissuto davvero…o se è soltanto leggenda. Se è riuscito a saziare quella fame viscerale. Una di quelle volte che vorrei che nelle dicerie di wikipedia ci fosse del vero, perché lui era un uomo d’altri tempi e quella felicità se la sarebbe meritata, tutta.

I primi a scegliere san Valentino come testimonial, circa 200 anni dopo la sua morte, furono quei geni del marketing della Chiesa cattolica al fine di porre termine ad una volgarissima usanza pagana che illo tempore si chiamava “Lupercus” e, che oggi più semplicemente, sintetizzeremmo con una puntata di “Uomini e donne”.

Pare infatti che, fin dal quarto secolo A. C. i romani pagani rendessero omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus. I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un’urna  e opportunamente mescolati. Quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie ( oggi lo chiameremmo casting) che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità (quelle che a “Uomini e donne” si chiamano “Esterne” e si consumano in una settimana) affinché il rito della fertilità fosse concluso. L’anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie (quella che noi definiremmo “nuova edizione del programma”).

Da quel momento Valentino, la cui testa era rotolata ormai duecento anni prima, divenne l’anti Maria De Filippi per eccellenza, prima che nascesse Maria De Filippi, un vero e proprio avanguardista dell’amore “puro”, garante di un sentimento che non si sarebbe dovuto, mai e poi mai sporcare carnalmente. Il tutto senza aver neanche firmato una liberatoria. Lui la firma ce l’aveva messa col sangue, si…ma su un contratto in bianco.

E con gli anni andò sempre peggio.

Arrivarono i giornali, la pubblicità, la televisione, i cuori di peluche, i Baci Perugina con le frasi di Anonimo e poi quelle di Federico Moccia… una vera e propria associazione a delinquere sui sentimenti.

Per esempio, i Baci Perugina. Non si chiamavano Baci.

Nacquero negli anni 20, grazie al genio di una donna, Luisa Spagnoli, che doveva ottimizzare gli scarti di produzione e decise (sicuramente in uno di quei giorni in cui ti rode tanto il culo) di mettere insieme la pasta di nocciole con una nocciola intera e ricoprire il tutto di cioccolato.

Sapete come chiamò la sua creazione? CAZZOTTI.

Si, avete capito bene. Si chiamavano “Cazzotti”. Qualcosa mi dice che mentre, sporca di cioccolato, nauseata dall’odore della pasta di nocciole, Luisa, cercava di salvare dal fallimento la sua pasticceria, impastando notte e giorno tutto quello che le avanzava… l’ultima cosa che avrebbe voluto era ritrovarsi davanti Federico Moccia che le diceva: “Scusa se ci metto un bigliettino”.

I Cazzotti divennero baci anni dopo, per essere esportati all’estero e il “genio” sicuramente spietato, maschile e paraculo di un uomo, li trasformarono nel simbolo dell’amore.

Non so se Luisa visse abbastanza a lungo (ma qualcosa mi dice di no) per vedere i suoi cazzotti travestiti da baci  navigare oltre oceano.

So pero’ che sia Valentino che Luisa, sono testimonial inconsapevoli di quell’amore di plastica che si vende un tanto al chilo nel mese di febbraio.

Valentino: un romantico passionario, autentico, leale, convinto.

Luisa: geniale, lavoratrice, burbera, amante del cioccolato.

Avrebbero formato una bella coppia tutti e due. Si sarebbero amati alla follia. Già mi immagino le loro discussioni:

Valentino: “Amore, dai vieni a casa che è tardi…li finisci domani i cioccolatini, ti aiuto io a stendere la pasta di nocciole, sono ore che non ti dai tregua, basta…riposati!”.

Luisa: “Valentino, vacci tu a casa, io devo finire qui altrimenti non prendo sonno, che se volevo lavorare 8 ore al giorno andavo a fare l’impiegata alle Poste!

Il loro è un amore a distanza, nel tempo. Di quelli strazianti perché non ci puoi fare niente, perché il destino ha voluto che i secoli li dividessero per sempre lasciandoli ignoti l’uno all’altra.

Un amore mai consumato, intatto, sepolto dal tempo. Mi piace immaginarlo così.

E allora sapete che c’e’?

Tenetevi la cioccolata, i cuori di peluche, quelli di plastica. Tenetevi i bigliettini di Hello Kitty e quelli di Federico Moccia, tenetevi i pacchetti di Groupon per le cene romantiche e gli appuntamenti la sera del 14 febbraio.

Tenetevi tutto, anche il Santo e i Baci.

A me lasciate Valentino nella sua umanità e i cazzotti di Luisa… che stonano con l’idea di marketing, ma dentro ci sono più di cinquanta sfumature di amore, quello vero.

Cele.