fotomengoniCiao sono Celestina, ho 29 anni , sto ascoltando Marco Mengoni e si, mi piace.

(silenzio)

Si ok, quest’anno al Festival di Sanremo tifavo Elio e le storie tese: geniali, fuori da ogni schema logico. Con la loro ironica irriverenza hanno spolverato il palco dell’Ariston ricordandoci che con una nota sola si puo’ far casino. E poi lo ammetto… subisco facile il fascino del genio fuori forma, di quello che nel gergo femminile si chiama “il tipo”…quello che: “No, non è un figo ma mi fa un sacco ridere…e poi ha dei begli occhi…o un bel sorriso” (quando ti dice bene tutti e due).

A quasi trent’anni ci si schiera col cantautorato esistenzialista di Gazzè e Silvestri, quello che racconta con poesia le ferite di una generazione che ancora non ha imparato ad amare…e ad amarsi, di quelle che si nascondono dietro ai loro  “maledettissimi impegni” e continuano a ritrovavarsi “sotto casa” rimanendo a “bocca chiusa”, perché certe cose è piu facile farsele esplodere dentro…piuttosto che dirle, spogliandosi dai “come stai”…e andando al sodo.

Insomma, a quelle della mia età (mio dio che brutta frase!) piace tanto nascondersi dietro alle complicazioni, i doppi sensi articolati, ci piace sentirci protagoniste inconsapevoli di quei ritornelli  che raccontano di noi, srotolando ad ogni strofa un mondo.

Ci fa sentire speciali, comprese, considerate. Giustifica le nostre paranoie, almeno per i 3 minuti e 40 secondi della canzone.

A volte siamo talmente complicate, o ci piace credere di esserlo, da non riuscire ad ammettere che ci si puo’ emozionare ascoltando una di quelle canzoni tarate sull’atmosfera sanremese…

“Ma chi MarcoMengoni (tutt’ attaccato)?  Carino eh….ma piace a mia cugina di 15 anni…io c’ho na reputazione, cioè il tipo frequento, va al Circolo degli Artisti e ai concerti dei Baustelle, se gli  canticchio MarcoMengoni (tutt’attaccato) in macchina, è la fine… perdo anche l’ultima delle speranze!”.

Diceva così, la tipa sull’autobus che, avrà avuto la mia età (che brutta frase), il giorno dopo l’ultima puntata del Festival, mentre  con l’amica commentava il podio del 2013.

Io ascolto Gazzè, Daniele Silvestri. Mi innamoro di Elio. Ho tutta la discografia di Gaber, mi sbatto coi Metallica e mi commuovo con Damien Rice. Non disprezzo i Baustelle, vado a correre con i Rolling Stones, viaggio coi Beatles… e mi sfogo col rap di Emis Killa.

Eppure, il giorno dopo la prima serata del Festival, nella testa avevo solo l’Essenziale (ovvero un neurone e la canzone di Marco Mengoni).

E, pur tifando  (e televotando) Elio, ascoltando la canzone di MarcoMengoni (tutt’attaccato) mi sono emozionata, e ho realizzato  “Cazzo, questa vince!”.

Sono passati ormai dieci giorni, credo di averla ascoltata  almeno 82 volte e, spudoratamente, posso dichiarare che mi piace e che, in quella metrica elegantemente sanremese, “essenziale” nel titolo e  nella semplicità della costruzione, in quelle parole cantate con quella faccia un po’ paracula e il ciuffo che gli invidio, mi ci ritrovo anche io.

Perché credo che dentro ci sia la dichiarazione d’amore che tutte vorremmo (non da Marco Mengoni, ma dal tipo che ascolta i Baustelle)

“Mentre il mondo cade a pezzi 
io compongo nuovi spazi 
e desideri che 
appartengono anche a te. 
Mentre il mondo cade a pezzi 
mi allontano dagli eccessi 
e dalle cattive abitudini, 
torneró all’origine, 
torno a te che sei per me 
l’essenziale”

Perché l’idea che un uomo riesca a fare due cose contemporaneamente, ovvero constatare la fine del mondo e ricostruirsi, dichiarando al contempo che sei la cosa piu’ importante, beh, oltre ad essere fantascienza, tocca quelle corde sentimental-qualunquiste di noi donne, che oltrepassano il muro del suono dell’esistenzialismo dei Baustelle, e arrivano dritte alla pancia, afferrandoti il diaframma e facendoti cantare, a squarciagola, in pigiama, la domenica mattina: “MENTRE IL MOOOOOOOOOONDO CADE A PEZZIIIIIII, IO CONFONDO NUOVI SPAZI E DESIDERIIIIII CHEEEEEEE APPARTENGONO ANCHE A TEEEEEEEEE, CHE SEI PER ME L’ESSENZIALEEEEEEEEEEEEEEE!”.

Si, l’ho fatto. Eravamo io, MarcoMengoni (tutt’attaccato) il pigiama di pile coi cuori e il caffè. Ed è stato liberatorio.

Ciao, sono Celestina, ho 29 anni: si, ho un pigiama di pile… e ascolto Marco Mengoni, ed entrambi mi piacciono. Assai.

E se tu, uomo dei Baustelle, di Capossela, di Dente, di Brunori Sas, che frequenti il Circolo degli Artisti e ti nausei del pop, tu che quando senti Marco Mengoni alla radio dici: “No ti prego”… Bene,  esistenzialista qualunquista che non sei altro, che  ti fermi davanti al fatto che possa piacermi una canzone così, e non ammetti la versatilità delle emozioni, allora è vero, sei davvero basico, e l’unica cosa “articolata” che hai, è la tracklist dell’iPod… e quindi per te è no!

Avanti il prossimo.

Cele