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“No sai, pensavo che forse sarebbe meglio viversi la primavera ognuno per conto suo…” … “No e’ che ho la sensazione che mi manchi il respiro, ho bisogno di sapere di non dover dividere l’ossigeno con qualcuno, come se fosse questione di vita o di morte…”…”Non è che ti sto lasciando, ti sto dicendo che dovremmo trovare un modo diverso per stare insieme”…”e vabbe’ amore, come te lo devo dire?”.

Amore un cazzo. Gli avrei risposto io.

Non riuscivo a sentire le risposte di lei, ma ho avuto l’istinto di alzarmi, strappargli il telefono di mano e dire alla tipa dall’altro lato: “tesoro, la primavera ti sta facendo un grande regalo, tu le restituisci questo emerito coglione col maglione infeltrito dai sensi di colpa e lei ti dà il respiro per una vita nuova…possibilmente senza maglioncini color merda.

C’e’ chi pensa che la primavera sia tutta un “fiori rosa, fiori di pesco” o un “du du du da da da”,

la stagione dei colori pastello, delle mezze misure, quella dei sogni che si risvegliano dal letargo, quella delle ballerine senza calze, delle passeggiate al parco con la giacca legata in vita…La stagione che elogia la lentezza delle trasformazioni.

Io adesso non vorrei fare sempre l’alternativa del cazzo, quella che deve distinguersi dal mondo, ma a me la primavera ha sempre portato grandi scompensi.

E’ sempre stata la stagione delle scelte, delle rotture, ha sempre avuto colori forti la mia.

Nessuno sconto, nessuna mezza misura.

Risvegli bruschi, confronti accesi, con me stessa e con gli altri.

Respiri profondi, vento in faccia.

Ballerine senza calze con temporali improvvisi.

Maglioni a collo alto con sole a picco.

Malinconia per l’inverno e paura dell’estate.

Io e la primavera siamo sempre state fuori sync…un film con immagini meravigliose doppiato male. Ho sempre pensato che se avessi potuto sarei andata volentieri in letargo in primavera, per svegliarmi verso la fine dell’estate e godermi il sole di settembre…e invece…le ho scontate tutte le mie quasi 30 primavere, minuto per minuto, petalo per petalo.

Ho imparato che ci sono cose che non vanno combattute, ma assecondate.

Sono diventata complice di questa stagione, che e’ un po’ come me…a vederla sembra il ritratto delle proporzioni, l’equilibrio perfetto tra quello che avevi e quello che vorresti, ma in realtà è il frutto dell’eterna lotta tra gli opposti che cercano un posto nel mondo, con l’aggravante dell’imprevedibilità.

Il sole, la pioggia.

Il freddo, il caldo.

Le foglie secche che si mescolano ai primi fiori caduti dagli alberi presi a schiaffi dal vento.

La primavera è una scuola, ti insegna l’arte del sopravvivenza adattandosi, improvvisando, prendendola un po’ come viene, senza sapere né come, né quando…e manco perché.

Potrebbe piovere da un momento all’altro…

Potrebbe arrivare il sole da un momento all’altro…

Potrebbe servirti l’ombrello…o una maglia di cotone a mezze maniche.

E non basta studiare strategie, no.

Devi chiudere gli occhi e assecondare il tuo sesto senso.

Devi respirare nell’aria la risposta ai tuoi bisogni, farla scivolare in gola, lasciarla esplodere nella pancia.

La primavera è la stagione dell’istinto, quella che la razionalità devi richiuderla nel cassetto insieme alle certezze che pensavi di avere.

E allora amica sconosciuta, si tu, che eri dall’altra parte del telefono stamattina, tu che adesso starai piangendo chiedendoti perché, tu che pensi di aver perso la cosa piu’ importante che avevi…Tu che odierai la primavera e ti sentirai sbagliata, piangi, incazzati, fai il bello e il cattivo tempo ma RESPIRALA tutta questa stagione che arriva, goditi l’indecisione del cielo, prendi a calci le nuvole, bagnati i piedi camminando con le tue ballerine sotto al diluvio di marzo, odia le mezze maniche ad aprile.

Dietro all’insofferenza del divenire si cela il segreto delle grandi trasformazioni. Non chiederti cosa diventerai, vivi senza farti troppe domande…le risposte arriveranno un giorno, in una giornata come questa, fatta di sole e vento, di scarpe nuove…che non lo sai dove ti porteranno, ma quanto è bello camminarci.

E allora  maledetta primavera “io speriamo che me la cavo” anche quest’anno.

Cele.