images2Oggi vi racconto come si incontrino serie difficoltà nel consigliare ad una giovane donna  faccende di cuore, ai tempi dei social network.

Ogni parola, un enorme punto di domanda; ogni domanda, uno sguardo esasperato in ritorno.

 

“Cos’è che ha fatto?”

“Ha messo il mio nome in una cosa che ha scritto su facebook, in modo che io la vedessi, e gli è piaciuto quello che io ho risposto.”

“Perché, cosa gli hai risposto?”

“Ma niente, era una cosa sul Tempo”

“Sul Tempo?!”

special“Sì, non importa cosa fosse. Il fatto è che aveva evidentemente voglia di contattarmi in qualche modo. Quindi, è meno grave che non mi abbia risposto su WhatsApp, no?”

“Cos’è WhatsApp?”

“Una chat sul cellulare.”

“Tipo messaggino?”

“Anto, nessuno usa il termine messaggino, dai!”

“I miei amici lo usano. Comunque perché non ti ha risposto?”

“Non lo so. Ha letto, ma non risposto”

“Come fai a sapere che ha letto?”

“Esce il doppio segno di spunta”

“Be’, comunque, se non ti ha risposto e poi ti ha cercato per parlare del Tempo, mi sembra perlomeno un ragazzo strano”

imagesComunque stiamo divagando. Torniamo al punto. Con il tag nel post siamo tornati pari, ma ora non so cosa fare. Forse, già che lo followo su Twitter, dovrei ritwittargli qualcosa…”

Ammettere di non aver capito parla di vecchiaia.

Ma fingere non funziona: “Se non ti ha risposto sul cellulare, non fare nulla e aspetta: se gli interessi, ti chiamerà”.

E vai a spiegargli che ormai nessuno telefona più, il corteggiamento è diventato uno Scarabeo virtuale in cui commenti, like, tag e tweet si incastrano in un tabellone fatto di social network e smartphone.

Un commento messo per far sapere a qualcuno i tuoi programmi e una foto sul social  per scoprire che il lui in questione ha preferito altre mete.

Trent’anni fa, uomini e donne, o erano amici, o stavano insieme.

donne_annoiate_uomini_facebookNiente followers e following, solo telefonate a casa e appuntamenti fissati con un paio di giorni di anticipo. Niente Sms  con cui vanificare la propria recitata ritrosia, niente faccine fatte di punteggiatura al posto delle emozioni, niente e-mail inviate prima di ragionare.

“Ha fatto il “like” al mio commento. È come dire che gli sto simpatica”

“Talmente simpatica che se gli scrivi un messaggino non ti risponde…”

“Magari aveva da fare. Comunque tieni presente che su facebook è tutto pubblico. Quindi, a suo modo, ha dichiarato pubblicamente un interesse nei miei confronti”.

“E se ti portasse fuori a cena non sarebbe altrettanto pubblico?”

“Dipende da dove ti porta. Comunque. A proposito di cena, ha scritto su facebook che ci andrà, a una cena di domani sera. Dovrei andare? O sembra che vada a spulciargli la home?”

“Cos’è che gli spulci?!”

“La pagina internet su cui scrive quello che fa”

“E perché scrive quello che fa su internet?”

“Non ne ho davvero idea. Ma è una cosa che si fa”

“Tu scrivi su internet dove vai?” (Terrore negli occhi)

“No, io non lo faccio, tranquilla” (Basta. Chiudiamo. Qui.)

“Ma voi non vi telefonate mai? Insomma, invece di tutti questi aggeggi, non potreste prendere in mano la cornetta?”. (La cornetta?!)

“Aspetta! Ha risposto!”

“Bene! Cos’ha scritto?”

“Mi ha mandato un’emoticon con l’occhiolino. Caaaaaaro”

Santo Cielo”!

                                                                                                                                                                                                               Antonella